Trent'anni fa mio padre mi ha messo in mano un cacciavite.
Non un manuale. Non una lezione. Un cacciavite, punto. Davanti a noi una macchina da cucire aperta, ingranaggi e placche a vista, e lui che mi guarda e dice: "Guarda dove metti le viti."
Tutto qui. Nessuna spiegazione su come si muovesse la spola, nessun disegno tecnico, nessuna teoria da mandare a memoria. Solo lui, io, quella macchina smontata sul tavolo e una frase che all'epoca mi sembrava quasi banale.
Non lo era.
Ci ho messo anni a capirlo, in realtà. Perché quando sei ragazzino e tuo padre ti dice "guarda", tu guardi sì, ma con la testa da un'altra parte — pensi a quando hai finito, a se hai fatto bene, a fare in fretta. Guardare per davvero, quello, l'ho imparato dopo. Con le mani sporche di olio e qualche errore alle spalle, che oggi mi guidano nella riparazione professionale di macchine da cucire nel mio laboratorio a Correggio.